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I NODI DELLA VITA
Venerdž, 05 Ottobre 2018

 

Il fascino simbolico dell'immagine del nodo attraversa l'universo delle conoscenze umane, dalla botanica alla biologia, dalla medicina alla geografia, fino alla matematica. Si tratta di un'idea archetipica che supera confini geografici e limiti culturali grazie alla sua ambigua polisemia e che ritroviamo metaforicamente in tante espressioni della nostra tradizione linguistica, a cominciare da i nodi della vita.

Il nodo rimanda ad un insoluto da districare, un problema da risolvere, ma anche all'idea dell'unione, di ciò che saldamente lega e sostiene, come l'immagine delle mani che si stringono. E' sempre un punto di complessità che merita una rispettosa riflessione: chi non ha provato un pizzico di fastidio per il brutale taglio del nodo gordiano da parte di Alessandro Magno? Il filosofo Salvatore Natoli, storico relatore delle serate misanesi, suggerisce che la metafora del nodo, intreccio che può anche soffocare, rende conto di ciò che è la vita per ciascuno di noi.

 

Da questa suggestiva riflessione ha tratto spunto Gustavo Cecchini, direttore della biblioteca di Misano Adriatico, da anni curatore delle fortunate rassegne filosofiche che vengono attese dal pubblico come gioiose feste del pensiero, per dar vita al nuovo ciclo di conferenze intitolato, appunto, “I nodi della vita”. Nove serate, dal 5 ottobre al 30 novembre, che vedranno protagonisti grandi nomi del panorama culturale: Umberto Galimberti, Marcello Veneziani, Marco Guzzi, Diego Fusaro, Piero Boitani, Carlo Sini, Gabriella Turnaturi, Luigi Zoja e Vito Mancuso.

 

Ogni serata affronterà un nodo nevralgico dell'esperienza umana per disegnare una fenomenologia dell'esistenza tra il vissuto quotidiano e le parole della filosofia, ancora una volta chiamata a consolare e ad indicare la giusta direzione.

 

 

Venerdì 5 Ottobre - Apre la kermesse culturale Umberto Galimberti con una lezione dal titolo La doppia vita. Siamo soliti pensare, dice il noto filosofo, che la nostra vita è quella che noi costruiamo a partire dal nostro Io, ma Schopenhauer ci insegna che questa è un'illusione (forse utile per vivere) perché le redini della nostra esistenza le tiene nelle sue salde mani la specie, per la quale noi altro non siamo che strumenti per la sua conservazione. 

 

Venerdì 12 Ottobre - Marcello Veneziani parlerà della tensione, del rapporto fra Destino e carattere. Nel senso corrente, il destino è pensato come un crudele gendarme che strappa alla vita e inchioda a una sorte. In realtà il destino radica l'essere nell'avvenire, dà senso all'accadere, connette l'esistenza a un disegno e ad una persistenza. Essere è avere un destino. Oggi viviamo in un deserto di senso gremito di accessori. Abbiamo tutto, meno il senso della vita. E per la prima volta avvertiamo un cortocircuito di spazio e tempo, che produce insieme sradicamento, cioè perdita irreparabile di un luogo percepito come casa e rifugio, e «attimismo», cioè scomparsa del passato e del futuro nel gorgo del presente. Ma è possibile oggi ripensare il destino per riconoscere un disegno intelligente alla vita al di fuori dei determinismi sempre più invadenti della scienza?

 

Venerdì 19 Ottobre - è di scena Marco Guzzi con un nodo centrale della vita umana: La fragilità, la morte. Dinanzi alla fragilità umana tutti i nodi della vita vengono al pettine. In tal senso la morte, come mistero ultimo della precarietà umana, è il nodo di tutti i nodi, la domanda di tutte le domande, in quanto tutte le altre questioni, gli affetti, il lavoro, le scelte economiche, sociali o politiche, ma anche la ricerca scientifica, etica o estetica, vengono interrogate nella loro essenza ultima, vengono radicalmente messe in questione dinanzi al mistero del nulla, che la morte inscrive nella nostra carne. A che scopo? Questa è la domanda che, come diceva lo stesso Nietzsche, rimbomba oggi più che mai, proprio al termine di un ciclo di secolarizzazione e di scristianizzazione che si sta compiendo in un'epoca profondamente ambigua, chiamata nichilismo, regno cioè in cui il Nulla sembra svuotare di senso ogni cosa. Qui si riaprono tutte le domande: non solo non si chiudono, come credono coloro che si fermano all’ovvio e allo scontato, ma si rilanciano con inedita radicalità, e proprio la morte, ovvero un'inedita contemplazione del suo mistero, può divenire, come intuì Heidegger, la soglia di un radicale ricominciamento, la porta girevole della vera vita. 

 

Venerdì 27 Ottobre - Altro nodo centrale, oggi più che mai attuale, è Il lavoro: cosa ne resta nell'epoca della robotizzazione e del precariato? Cosa resta della classe lavoratrice? Scopo dell'intervento di Diego Fusaro sarà un'analisi spietata della distruzione dei diritti del lavoro e della classe lavoratrice operata dal turbocapitalismo globalista che si è venuto imponendo dopo il 1989.

 

Mercoledì 31 Ottobre - Alla ricerca della felicità è il nodo che cercherà di sciogliere lo scrittore e saggista Piero Boitani. Il tema della felicità attraversa la storia della filosofia come una “vena carsica”. E' lo scopo ultimo dell’azione umana, almeno così pensavano i greci e molti altri filosofi. Lavoriamo, soffriamo, gioiamo, certamente per tante ragioni immediate, ma, soprattutto, perché vorremmo rispondere, più o meno correttamente, ad una spinta profonda di realizzarci, di fiorire come esseri umani, di rispondere, quindi, ad una vocazione alla felicità.

 

Venerdì 2 Novembre - Appuntamento speciale in collaborazione con Misano Piano Festival, presso la Parrocchia dei Santi Biagio ed Erasmo di Misano Monte in Via Saffi 10. "I nodi dell'arte" attraverso due grandi strumenti polifonici: il pianoforte e l'organo, saranno interpretati dal musicologo Alessandro Zignani con Manila Santini al pianoforte e Luca Scandali al prezioso organo “Callido” della Chiesa di Misano Monte.

 

Venerdì 9 Novembre - Carlo Sini sarà l'ospite con una lectio dal titolo Legge, diritto giustizia. La legge stabilisce ciò che è lecito e ciò che non lo è. I criteri che sono alla base di questa distinzione implicano una qualche idea di giustizia collettiva ma allora ecco emergere il nodo della politica: c'è giustizia perché i criteri sono giusti o sono unicamente i criteri a stabilire che cosa è giusto? La soglia della legge nasconde in sé uno strapiombo che sembra incolmabile. Si può sperare di colmarlo? E come?

 

Venerdì 16 Novembre - Altro nodo centrale quello delle relazioni e dei legami della contemporaneità che sarà affrontato da Gabriella Turnaturi nell'incontro dal titolo Essere per sé, essere con l'altro: relazioni e legami della contemporaneità. La strenua difesa della propria autonomia, la paura della dipendenza coniugata all’ansiosa ricerca di intimità, sembra nutrita dalla voluttà di una irraggiungibile autenticità sempre più “istituzionalizzata”, come se solo cercando dentro di sé, quel sé ormai colonizzato dalla cultura del consumo e dell’autosufficienza, si potesse trovare senso e autorealizzazione. Dalla gelosa difesa del proprio sé, comunque desideroso e curioso dell’incontro con l’altro, si è passati a un Io ostile e timoroso. Da quel sé orgoglioso e spavaldo è nato un Io Frankenstein, chiuso in una fortezza, che vede nell’altro un nemico. La voluttà dell’estraneità si è fatta desiderio di dominio e possesso, misconoscimento dell’alterità e solitaria autoaffermazione. Due Io si fronteggiano tesi a cancellarsi l’uno con l’altro, trascinandosi ora nel più fusionale dei rapporti, ora nella più effimera delle relazioni.

 

Venerdì 23 novembre - Il dramma inesauribile: attualità e storia della figura paterna. Altro tema che merita profonda riflessione, è quello che affronterà Luigi Zoja, il nodo della paternità che, a differenza del concetto di maternità, è un fatto quasi esclusivamente culturale, i cui contorni si sono disegnati insieme alla famiglia monogamica, un adattamento recente, ancora insicuro e precario. Questo significa che il suo valore va insegnato ad ogni generazione, altrimenti se ne perde consapevolezza. Le maggiori figure mitiche dell’antichità - Ettore, Ulisse, Enea - possono riassumere l’affermazione del padre che avanza parallela a quella dell’Occidente. Nella modernità, l’industrializzazione e le guerre mondiali portano i padri materialmente sempre piú lontano. A loro volta i “padri terribili” - i dittatori - del XX secolo accelerano la sparizione del padre come simbolo, la moltiplicazione vertiginosa dei divorzi la completa e ci porta a riflettere su questa figura indebolita ma imprescindibile.

 

Venerdì 30 novembre - Chiude la rassegna il teologo Vito Mancuso con Il nodo della fede. Il concetto di fede ha un significato primario di fede religiosa che rimanda all’accettazione di una rivelazione e di una dottrina, ma ha anche un significato più ampio di fiducia-affidamento rispetto alla vita e alla sua natura. In questo senso, della fede si può parlare sia come di un nodo che stringe la libertà e l’intelligenza e che sarebbe opportuno sciogliere, sia come di un nodo che lega e assicura il sentimento vitale (come quelli che si fanno in mare o in montagna) e che sarebbe assai pericoloso sciogliere. Il nodo della fede rimanda in altri termini alla dialettica della libertà che da un lato ricerca liberazione, dall’altro ricerca relazione e appartenenza.

 

 

Tutti gli incontri (ad eccezione di quello del 2 Novembre) si terranno presso il Cinema-Teatro Astra di Misano Adriatico, via d'Annunzio 20 (vedi su Google Maps) con inizio alle ore 21,00.

Ingresso libero e gratuito sino ad esaurimento posti, non è prevista prenotazione

Info: 0541.618484

mail: biblioteca@comune.misano-adriatico.rn.it

 

Sul canale MISANO TV saranno disponibili le registrazioni